Sicurezza, Matteo Jorgenson su quanto successo al Lombardia: “Dobbiamo imparare a lavorare assieme”
Matteo Jorgenson ha riportato in primo piano il tema della sicurezza nel ciclismo. Nel corso di questa stagione si sono verificati diversi episodi che hanno evidenziato alcune criticità sotto questo aspetto. Nella parte finale dell’annata, ad esempio, alla Coppa Bernocchi un furgone per le consegne è entrato sul percorso di gara, fortunatamente senza provocare conseguenze. Alla Tre Valli Varesine, invece, una motocicletta della Polizia ha imboccato una rotonda contromano rispetto alla direzione di marcia dei corridori mentre la corsa si trovava nel circuito finale, urtando due atleti e provocandone la caduta. L’episodio più grave è stato però quello che ha portato alla morte del giovane Finlay Tarling durante il Giro del Portogallo, investito da un furgoncino entrato sul percorso contromano rispetto al senso di marcia dei corridori. In un’intervista rilasciata a TNT, Jorgenson ha raccontato come sia stata organizzata la protesta di cinque minuti andata in scena alla partenza del Giro di Lombardia, soffermandosi anche sulla necessità di intervenire per garantire una maggiore sicurezza ai corridori.
“Devo dare merito a Ben Healy per questo – ha affermato il corridore americano riferendosi a ciò che è avvenuto alla partenza de Il Lombardia – Sembra che sia stato lui ad averlo organizzato. Ha creato una chat di gruppo con un corridore per ogni squadra presente a Il Lombardia. Ha inventato l’idea di creare una protesta di cinque minuti“.
Jorgenson ha poi spiegato le ragioni alla base della scelta di limitare la protesta a un breve intervallo, senza interferire con lo svolgimento della gara: “È stata una decisione ponderata: non volevamo condizionare la corsa. Perché le ultime gare in cui si sono verificati questi incidenti non erano organizzate da RCS, l’organizzazione del Giro di Lombardia. Loro non c’entravano nulla”. Secondo il corridore americano, questa iniziativa potrebbe rappresentare un punto di partenza per rafforzare la collaborazione tra gli atleti e affrontare in maniera più efficace il tema della sicurezza. “Dobbiamo fare pratica per capire cosa significa lavorare insieme; dobbiamo essere sulla stessa lunghezza d’onda. Non verremo certo derisi se qualcuno propone di organizzare qualcosa insieme, per la nostra sicurezza“.
Jorgenson ha inoltre sottolineato come la presenza di veicoli sulle strade durante le gare non sia una novità e come lui stesso abbia sperimentato situazioni di questo tipo nel corso della propria carriera. A suo avviso, però, a essere cambiata è soprattutto la velocità del gruppo, insieme al livello di rischio che i corridori sono disposti ad assumersi lungo il percorso. Due fattori che riducono il margine di errore e aumentano la possibilità che si verifichino incidenti, rendendo ancora più urgente la necessità di garantire condizioni di sicurezza adeguate durante le competizioni.
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